Il contesto storico-culturale.

La vicenda Napoleonica e la Restaurazione.

Napoleone nei fatti ha negato e contemporaneamente attuato la rivoluzione. Egli infatti:

Egli provoca ammirazione e speranze tra gli intellettuali europei, ma la "delusione storica", seguente alla sua vicenda, sarà la responsabile dei tanti atteggiamenti della cultura e della sensibilità, orientati verso il voler privilegiare la solitudine privata, il rifiuto dell'impegno e della storia, l'auscultazione dell'io.Della sua opera due sono gli aspetti più rimarchevoli:

  1. l'organizzazione di un' efficiente struttura statale (la gerarchia amministrativa, la creazione delle grandes écoles, il codice che accoglie i principi dell'89);
  2. l'esportazione delle prospettive rivoluzionarie(legata alla necessità di difesa prima, e alla politica egemonica poi).

All'interno di questo quadro vanno viste le vicende italiane degli ultimi anni del '700 e dei primi 15 anni dell'800. In Italia il contatto con la realtà giacobino-napoleonica provocò particolari problemi, tutti riconducibili al cercare una via italiana alla rivoluzione, e a risolvere il mancato raccordo tra le élites giacobine e le masse popolari (v. Vincenzo Cuoco, Saggio sulla rivoluzione napoletana del 1799 ). Tale contrasto non era solo frutto di arretratezza culturale delle masse, pure molto evidente, ma era dovuto anche alle nuove idee che la cultura romantica veniva elaborando in quegli anni (valorizzazione dell'individuo, idea di nazione,) che il cesarismo napoleonico non poteva condividere. La sconfitta di Waterloo e il Congresso di Vienna escludono definitivamente Napoleone dalla scena politica e tentano di "restaurare" l'assetto precedente alla rivoluzione. Ma 25 anni non sono passati invano. La soluzione sarà un compromesso, che presenterà due aspetti ben diversi:

  1. è vero che in Francia Luigi XVIII restaura la dinastia dei Borboni, ma mantiene in vigore il codice civile napoleonico e concede una carta che sancisce un sistema parlamentare bicamerale, l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e le libertà fondamentali; mentre nell'area germanica la nascita della Confederazione degli stati tedeschi non impedisce ad alcuni di essi di mantenere gli ordinamenti costituzionali dell'età napoleonica.
  2. il ritorno al passato è invece più netto nell'ambito dei rapporti tra Stato e Chiesa, dove si abbandona la linea giurisdizionalistica tipica dell'assolutismo settecentesco, ma si rafforza l'opera di controllo dei ministri di culto sulle masse, mentre è nel campo economico che la restaurazione incontrerà maggiori ostacoli, entrando in urto con i movimenti mercantili e produttivi che le rinate barriere statuali ostacolano.

Le posizioni della Restaurazione non sono però solo la negazione dell'opera napoleonica, hanno anche valenze culturali politiche e ideologiche:

Queste riflessioni si allargano e arrivano a posizioni molto diverse tra di loro. In ogni caso le idealità che risulteranno vincenti saranno:

Sul Risorgimento italiano

E' in Italia che la Restaurazione viene attuata in modo assoluto, anche se difforme tra i vari stati. Cosi:

Diversa è la situazione:

Le vicende politiche e ideali che porteranno all'Unità nazionale vanno sotto il nome di Risorgimento. Per capire meglio tale processo sono necessarie alcune considerazioni di fondo sulle ideologie politiche che vi sono alla base e sulle soluzioni ad esso date. Innanzitutto

  1. non bisogna dimenticare che l'esigenza di unificazione nazionale va strettamente collegata ai valori e agli orientamenti che in altre aree elaboravano e approfondivano l'idea di nazione, che nasceva legata alle rivendicazioni di più ampie libertà e di riconoscimento dei diritti politici.Tali esigenze "liberali " saranno alla base dei moti del 1820-21.
  2. A partire dal 1830 però gli orizzonti si allargano e si individuano nuove teorie politiche e nuove strategie.

Gli autori più interessanti sono:

Le vicende risorgimentali poi porteranno all'unità nazionale, nella forma monarchica sabauda, secondo le strutture di uno stato accentrato. La soluzione che il processo ha avuto è una soluzione liberalmoderata di tipo centralistico.

Il dibattito storico su tale esito è stato amplissimo e diversi e spesso nettamente contrastanti sono i giudizi su di esso. Il processo risorgimentale si realizza nell'ambito di una soluzione liberalmoderata. La carenza maggiore del processo di unità nazionale sono stati il mancato coinvolgimento delle masse contadine e il non aver saputo trasformare la rivoluzione nazionale in rivoluzione sociale. Questi dati spiegano in gran parte il vistoso fenomeno del brigantaggio e l'immobilismo della struttura sociale, che col passaggio dal governo borbonico a quello sabaudo non aveva subito modifica alcuna. I governi italiani affrontano il problema col ricorso all'esercito, alle esecuzioni, agli arresti in massa. L'autoritarismo è un tratto costante della storia d'Italia e trova le sue motivazioni nel rachitico liberalismo e nella gracilità degli organismi democratici. Da questa concezione autoritaria e centralizzante del potere deriva anche quel livellamento burocratico- amministrativo che caratterizzò il nuovo stato, con l'estensione di leggi e norme uniformi, spesso sentite come estranee, a tutto il territorio nazionale. Le cose non cambiarono con l'avvento al governo della Sinistra nel 1876, sia perché l'autoritarismo di Crispi era forse ancora maggiore, sia perché la riforma elettorale allargò relativamente il suffragio, mentre la pratica del trasformismo impediva una chiara dialettica di posizioni politiche. L'opposizione a questo stato di cose, in modo confuso e spesso velleitario verrà dai repubblicani, dai cattolici e dalle variegate posizioni del socialismo umanitario. Solo alla fine del secolo con la nascita del Partito socialista, comparvero forme partitiche più moderne anche se non sempre più efficaci.

Momenti dell'Ottocento europeo

Le vicende europee dell'800 risentirono in larga parte degli avvenimenti e dalle idee elaborate dalla rivoluzione francese, ma modifiche altrettanto importanti furono quelle dovute alla cosiddetta "rivoluzione industriale", le cui caratteristiche salienti sono:

Questa nuova realtà, per le conseguenze notevoli che ebbe sulla vita dell'uomo, necessita di alcune riflessioni. La rivoluzione industriale:

  1. genera un potente bisogno di libertà negli scambi, di vie aperte allo spirito di intrapresa della borghesia imprenditoriale. Si consolida pertanto una struttura sociale che ha il suo assetto politico ideale nel liberalismo, in quanto favorisce la libera concorrenza e il liberismo economico.
  2. crea il bisogno di maestranze, alle quali impone ritmi lavorativi e modifica le precedenti condizioni di lavoro, portando alla nascita di quella che si definisce "coscienza di classe" e facendo nascere la c.d. "questione sociale", con le variegate risposte teoriche e politiche che ad essa vengono date. Si delinea un orientamento politico antagonistico a quello liberale, sempre più democratico ed orientato a soluzioni socialisteggianti, nelle varie forme teorizzate.
  3. introduce come valore dominante il profitto, sconvolge i ritmi della famiglia tradizionale, crea con i quartieri operai una realtà ambientale che può spingere molti a rimpiangere il passato, vissuto come un paradiso perduto, ma pone anche il problema di un diverso modo di rapportare la vita alla letteratura ed all'arte.
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