LA CODIFICAZIONE RETORICA.
Gli stili della prosa.
Nella letteratura il volgare viene usato prima nella produzione poetica (liriche amorose, lirica religiosa) e verso la fine del sec.XIII anche in prosa, affiancando e sostituendo mano a mano la prosa latina e quella francese.
Nel Medioevo, almeno fino al Duecento le encicliche e le bolle pontificie, gli editti dell'impero, le leggi, gli statuti delle città e delle associazioni erano scritti in latino e si caratterizzavano per la ricerca stilistica e per quella espressiva. Addirittura si arrivava a teorizzare gli stili utilizzabili.Giovanni di Garlandia, ad esempio, distingue quattro stili:
Caratteristica degli stili romano e isidoriano era inoltre il "cursus", la convenzione per cui i periodi o le frasi si dovevano concludere con una determinata cadenza.Si distinguevano 3 tipi di cursus:
L'attenzione che la prosa latina richiedeva agli scrittori determinò l'importanza delle "artes dictandi"(i metodi per scrivere bene) e l'esigenza che l'ars notaria(il metodo di scrivere i documenti notarili) tenesse particolarmente conto dei canoni delle artes dictandi. Maestri famosi di queste tecniche furono: Boncopagno da Signa, Guido Faba, Guidotto da Bologna e Brunetto Latini.
Gli stili della poesia.
Anche nella composizione poetica la perfezione formale risaliva alla cultura latina. Geoffroi de Vinseauf distinse tre 3 stili:
facendo derivare la loro diversità dal livello degli argomenti e rifacendosi ai modelli usati da Virgilio nelle sue opere (il basso nelle Bucoliche, il medio nelle Georgiche e l'alto nell'Eneide).
La teorizzazione degli stili poetici continuò nel tempo, al punto che Dante Alighieri distinse nella poesia del suo tempo tre stili: