LA CIVILTA' COMUNALE
Par. 1.Impero e Papato: il dibattito
politico.
Esiste una profonda differenza esistenziale tra classicità e
mondo cristiano per quanto riguarda la vita associata. Nella
classicità non c'è frattura tra uomo e cittadino (l'individuo
realizza pienamente se stesso nello Stato, in cui religione e
politica si integrano a vicenda).
Con il Cristianesimo da una parte c'è lo Stato con le sue
leggi, dall'altro il Cristo e la buona novella.Rispetto alla
morale dello stato che comprende tutto, si pone la fondazione di
una morale a dimensione ultraterrena l'uomo agisce in questo
mondo per acquistare la salvezza eterna). Inoltre, il
Cristianesimo presenta l'annuncio di una legge divina, di contro
o indifferente a quelle dello stato, la quale unica può
assicurare il bene. Conseguenza di tale confronto è che la
religione e la morale cattoliche sono staccate dalla vita
politica e dallo stato, anzi la vera vita associata e il vero
bene si trovano solo nella Chiesa.
Si pone quindi subito il problema del rapporto tra le due
autorità e le due leggi. La risposta data a tale problema è il
processo storico che percorre, qualificandolo, tutto il medioevo
e l'età moderna.
E' un processo lungo che per il medioevo si svolge
schematicamente lungo quattro fasi:
- All'inizio, al tempo delle persecuzioni, il cristiano
rifiuta ogni subordinazione allo stato pagano e
all'imperatore;
- S.Paolo aveva affermato che non esiste autorità che non
promana da Dio; il pensiero cristiano arriva ad accettare
lo stato come una necessità, solo così si può
costringere l'uomo malvagio ad aver rispetto degli altri
(Stato = rimedio alla cattiveria degli uomini);
- Ancora più esplicita risulta la posizione di Papa
Gelasio I, che legittima l'esistenza dello
stato, che ha come compito quello di provvedere alla
dimensione mondana dell'uomo, compito distinto da quello
della Chiesa, che deve assicurare la salvezza
dell'anima.Il cristiano così sulla terra è sottoposto a
due autorità:a) quella dell'imperatore,b) la sacra
autorità dei pontefici, entrambi sono volute da Dio.
- Con Carlo Magno l'impero da lui fondato
assume il carattere di comunità cristiana, assommando in
sé il carattere universale della romanità e del
cristianesimo. Papa e Imperatore sono i due capi del
popolo di Cristo, ognuno libero e autonomo nella propria
sfera. I due poteri sono stati entrambi creati da Dio per
permettere la salvezza dell'uomo ed entrambi sono sacri.
Tale processo però non giunge al suo culmine con Carlo Magno,
perché dopo la sua morte si comincia a teorizzare una
graduatoria tra i due poteri presenti nella società cristiana.
Tale processo di differenziazione si svolge lungo tre tappe:
- Le Decretali Pseudoisidoriane (al papa
spetta anche il potere politico e non solo spirituale,
perché questo gli deriva dalla "Donazione di
Costantino". Abbiamo così che il potere politico
del papa è simile a quello dell'imperatore e da esso è
derivato.
- Con Papa Gregorio VII è lecito al papa
deporre l'imperatore e al vescovo deporre il conte, se
costoro peccano contro la fede cristiana. Abbiamo così
che il potere politico è esercitato dall'imperatore, ma
negli ambiti fissati dalla Chiesa.
- Con Papa Innocenzo III Il potere in
tutte le sue forme proviene da Dio e perciò dal papa che
Lo rappresenta su questa terra. E' il papa, a sua volta,
che lo assegna all'imperatore, ma può sempre
riprenderselo se questo non se ne dimostra degno; (Teocrazia).
Per capire la crescente contestazione che subisce il potere
imperiale bisogna ricordare che è la pretesa universalista
dell'impero che entra in crisi, perchè stanno nascendo altri
centri di potere, come le monarchie nazionali e i Comuni. Tutti
questi uniscono le proprie forze a quelle della Chiesa, salvo poi
rivendicare con più forza la propria sovranità rispetto ad
essa.
Due aspetti di tale realtà meritano attenzione:
- I soggetti della ribellione (Stati nazionali e
Comuni);
- Le teorie politiche sulla sovranità ( esemplare
è quella elaborata da Marsilio da Padova,
secondo cui l'autorità per essere legittima deve
basarsi:
- a) sul consenso dei sudditi;
- b) avere poteri e competenze ben definiti.
Par.1.4. La cultura filosofica e scientifica.
Nel medioevo il problema fondamentale che la cultura deve
affrontare è la conciliazione tra cultura classica e
cristianesimo, in una situazione di decadenza e di ristrettezze
degli ambiti culturali.
Il primo aspetto che si nota è la situazione di
incontro-scontro tra le due realtà:
A)Nel mondo classico, la Filosofia classica
era contemporaneamente:
- - pratica di sapienza e di ricerca, fondata sulle
capacità logiche della mente umana (è entro di essa che
possono fiorire le varie scienze, la matematica,
l'astronomia, la fisica, la medicina, ecc.),
- - ma era anche pratica di saggezza morale e di elevazione
spirituale, fondata su principi razionali e antropologici
più che religiosi e confessionali;
B) Il Cristianesimo basava invece la
sua essenza sulla Rivelazione evangelica, sulla fede nella vita
eterna promessa da Gesù, e solo in esse trovava l'inizio e la
fine dell'esperienza umana.
Il Cristianesimo però, uscendo dall'ambito ebraico si trovò
costretto ad incontrarsi con la filosofia pagana (almeno con il
metodo seguito da questa per convincere e spiegare), quando si
trattò di precisare le caratteristiche della propria sapienza e
della propria concezione del mondo. A questo provvidero i Padri
della Chiesa, che seguirono due tendenze:
- La Patristica occidentale, che
esalta il carattere fideistico ed irrazionalistico della
"buona novella", ripudia gli schemi e le
sottigliezze filosofiche pagane, sostenendo che la fede
va salvaguardata e difesa, non giustificata con ragioni e
spiegazioni;
- La Patristica orientale, che
invece tenta di far propri gli elementi del pensiero
pagano compatibili con il messaggio cristiano, sostenendo
che si deve costruire una vera e propria filosofia
cristiana, cioè un'interpretazione razionale della
Rivelazione e della fede.
Queste due tendenze trovano la loro unificazione nell'opera di
S.Agostino, che:
- - salvaguardia l'originalità del Cristianesimo;
- - ma lo rende più chiaro e comprensibile attraverso la
filosofia di Platone, che afferma la superiorità della
verità spirituale e ideale , rispetto alle realtà
terrene, cioè dell' anima rispetto al corpo e alla
materia.
Le invasioni barbariche, le distruzioni e i secoli di
desolazione dell'Alto Medioevo interruppero l'attività di
ricerca e di costruzione della sapienza razionale cristiana e,
solo dopo il 1000 ripresero i dibattiti e i confronti. La contesa
si accese solo tra ecclesiastici, gli unici che studiavano e che
conoscevano i testi degli antichi. Essi si divisero in:
- - Dialettici , che, utilizzando
la logica aristotelica e i commenti di Severino Boezio,
svilupparono una sottile arte della discussione e della
dimostrazione razionale e ne applicarono i metodi anche
alla teologia cristiana;
- - Antidialettici , che
condannavano ogni sapere filosofico come realtà terrena
che non poteva essere applicato alla fede rivelata.
La soluzione del contrasto fu data da S.Anselmo
d'Aosta (il fondatore della Scolastica: "La vera
conoscenza - egli dice - è data dall'accordo tra fede e ragione,
per cui
- non si può approvare una fede cieca che non è in grado
di riflettere;
- ma la fede è sempre il dato di partenza, al quale la
ragione si applica per spiegare e far capire alla mente
umana la verità. (credo ut intelligam = credo per
capire).
In relazione alla teorizzazione di S.Anselmo, Abelardo,
un monaco e filosofo francese, osservò:
- - il dato della fede, trasmesso dai sacri testi, non
sempre appare chiaro ed univoco; anzi, spesso risulta
contraddittorio;
- - Le Sacre Scritture e gli stessi Padri della Chiesa a
volte ci impongono di credere in cose diverse e
contrastanti tra di loro.
- -viene meno così il principio di autorità , l'idea-base
su cui solo è possibile impostare la conoscenza.
Infatti:
- a) la verità non può che essere unica, mentre i testi
sacri spesso ci presentano più versioni;
- b) ecco allora la ragione che rientra in gioco, per
spiegare le contraddizioni apparenti con le
argomentazioni filosofiche che chiariscono il dato della
fede. (intellego ut credam = capisco per credere).
Dopo il Mille la cultura araba, sempre più nota agli Europei,
portò a conoscenza dei dotti medievali in modo più completo la
filosofia aristotelica e il pensiero del saggio arabo Averroé .
Sulla base di queste nuove conoscenze si formarono due nuove
posizioni:
- 1) gli Averroisti , per i quali esistono
due verità , una per la fede e una per la ragione. Per
costoro è inutile sforzarsi di metterle insieme. Si
creda per fede quello che dicono i Testi Sacri e si
indaghi la realtà con la ragione e con la logica.
- 2) S.Tommaso d'Aquino, per il quale:
- -quello che dice la fede è vero (perché la Bibbia è
parola di Dio);
- -quello che appare alla ragione è vero (perché la
ragione e la natura sono opera di Dio);
- -ma la verità è unica e non può contraddirsi
La conclusione che ne deriva non è la presa di coscienza
dell'esistenza del contrasto tra fede e ragione, contrasto che è
solo apparente, mentre chi sbaglia è la ragione umana, che
pretendendo di riportare tutto alla sua realtà ritiene vero ciò
che non è e perciò cade nell'errore.
Le posizioni di S.Tommaso d'Aquino fecero scuola tra i frati
domenicani e nelle università dove insegnavano prevalentemente
loro, ma ebbero degli avversari in altri religiosi, soprattutto
tra i francescani. Le posizioni più interessanti di costoro
furono quelle espresse da:
- S.Bonaventura:"La fede è autonoma
dalla ragione; essa ha in sé ragioni che la ragione e la
logica non riescono né a conoscere né a capire.
Pertanto, fede e ragione sono due cose completamente
diverse e vanno tenute separate.
- Guglielmo d'Occam: I campi d'azione
della fede e della ragione sono diversi e separati, per
cui: - la scienza, che è la spiegazione razionale del
sensibile, si regge sulla logica, ma non può trattare
che cose materiali e sensibili; le verità di fede sono
verità non empiriche, cioè non nascono né trovano
conforto nell'esperienza, ma sono soggette alla volontà
spirituale.
Pertanto, non si può applicare la logica alla fede.
Nasce così l'idea di separazione tra ambito scientifico e
ambito religioso.
Test di verifica