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CAMILLA:
vergine guerriera, personaggio dell'Eneide. La morte di Camilla: La scena raffigura la giovane guerriera colpita a morte, mentre circondata dalle compagne è riversa per terra su un mantello rosso che contrasta con la pelle e la veste bianca, mentre indica il responsabile che fugge spaventato per quello che ha fatto. Il ritratto della donna guerriera è tipico della visione calma e serena del neoclassicismo. Camilla mantiene la sua grazia femminile, per niente distrutta o alterata dall'uso delle armi, la stessa ferita da cui scaturiscono poche gocce di sangue non coinvolge il seno né lorda la veste. Non c'è quasi dramma, solo armonia nei gesti e nelle pose.
CANONI ARTISTICI: le proporzioni elevate a sistema.
Per l'architettura l'arte egiziana non seguì alcun canone. In quanto alla scultura il canone risulta basato su di una proporzione numerica, per cui la figura umana veniva ripartita in 21 parti e un quarto, anche se non conosciamo nessuna statua che possa esserne considerata una sicura applicazione. E' anche incerto se l'unità di misura adottata sia la lunghezza del piede o del dito medio o se i canoni fossero più di uno. Nell'arte greca invece il caso è diverso. L'architettura aveva il proprio modulo nel diametro inferiore della colonna o, per l'ordine dorico nel raggio o triglifo, e sulla base di esso con multipli e sottomultipli si determinava la misura d'ogni membro architettonico. Nell'arte di Policleto la parola canone trova la sua applicazione per eccellenza. Nella statua del Doriforo l'unità di misura è la lunghezza del dito che moltiplicato per quattro(?) dava quella della mano e via via, per vari multipli determinava la figura intera. La dimensione del capo risultava di 1/8 rispetto al corpo. Sulla scorta di Policleto gli artisti di Argo assommando i tentativi e le conquiste anteriori elaboreranno un modello di bellezza virile e di sapiente costruzione, la cui testimonianza più perfetta la si riscontra nel Doriforo del museo di Napoli. Nell'arte bizantina il manuale del monaco Dionisio da Furna fissò le norme applicabili al mosaico, ma tale testo appare più una guida pratica che un canone, non trattandosi poi di figure nude ma panneggiate. Numero, peso e misura rimangono elementi di bellezza dell'estetica cristiana come lo erano stati di quella platonica e l'uso del canone umano continuò nell'arte cristiana, pur con divari profondi dall'antico. Nell'arte romanica e gotica il canone geometrico dipende dagli spazi architettonici in cui la scultura della figura umana è costretta, e soltanto nel Rinascimento si ridussero le forme umane a un complesso di corpi solidi, semplici, soggetti alle norme prospettiche. Un punto interessante è il tentativo rinascimentale di confutare Vitruvio nell'iscrizione di una figura umana entro un cerchio o un quadrato facendo il centro nell'ombelico e disegnando una circonferenza per la punta delle dita della mano e dei piedi, quando braccia e gambe sono stese e allargate al massimo. La teoria del canone geometrico risorse nel secolo XIX per opera del pittore tedesco Peter Lenz che inscrisse il volto umano in una stella a sei punte, formata con tre triangoli equilateri uguali tra di loro. Vitruvio aveva diviso il volto in 3 parti (fronte, naso, barba) ed affermava che l'altezza ideale della figura umana era di 9 facce. Per Leonardo da Vinci l'altezza di un uomo è uguale a 9 volte la lunghezza della mano, quella del viso a 3 volte lo spazio dal mento al principio del naso o a 2 volte da mezzo il naso al mento. Nel canone messo a punto dagli artisti moderni l'unità di misura è la lunghezza del naso. Si divide il volto in 3 parti, ognuna delle quali dovr\'e0 avere la lunghezza del naso. Dal mento alla fossetta del collo tra le clavicole, 2 nasi; dalla fossetta alla base dei pettorali, una faccia; dai pettorali all\rquote ombelico, una faccia; dall\rquote ombelico al pube, una faccia; dal pube a sopra il ginocchio, 2 facce; il ginocchio, 1/2 faccia; dal basso del ginocchio al collo del piede, 2 facce; dal collo del piede al suolo, 1/2 faccia. (Totale, 10 facce o 30 nasi). La taglia della donna è più piccola di 1/22 e siccome lo spazio tra gli occhi è costante, l'ovale del viso della donna è più rotondo rispetto a quello dell'uomo. Le coste sono più strette di 1/11 e le spalle di 1/30; i vertici dei seni essendo meno scostati formano con la fossetta della gola un triangolo equilatero. La metà della figura, anziché all'osso del pube è alla piega del basso ventre, così anche le gambe sono più corte rispetto al torso; il bacino è più largo di 1/35, la mano è di 1/9 più grande che nell'uomo. Blanc trovò nel dito medio diritto, quando la mano è tesa il modulo della figura umana.
CAPELLI: i lunghi capelli sono una tradizionale simbolo della seduzione femminile e contrassegno del pericolo rappresentato dalle donne per l'uomo cristiano virtuoso. Sempre lunghi capelli hanno le sirene-ondine (la sirena pesce è un'invenzione medievale), e lunghissimi capelli ha la Maddalena ai piedi della croce, un'altra invenzione medievale, dato che la sua vita condensa quella delle varie Marie del Vangelo, e per qualche tratto anche quella di Maria Egiziaca. Lunghissimi capelli porta, naturalmente, Maria Egiziaca, la cortigiana pentita, che espia il burrascoso passato con la penitenza e la solitudine.
CARIATIDE: figura femminile usata per sorreggere architravi, mensole o altri membri di architettura.
CARITI o Grazie: divinità dell'antica Grecia dispensiere di gioia e bellezza, figlie di Zeus e della dea marina Eurinome. Si rappresentano come fanciulle di forme fiorenti e graziose in atto di danzare o di cantare o di bagnarsi in qualche sorgente; spesso coronate di fiori, rose o mirti. Loro attributi sono l'astragalo, il mazzo di spighe o di papaveri o gli strumenti musicali. In antico si rappresentano vestite, in seguito a causa dell'aderire del loro culto a quello di Afrodite, compaiono con pochi o leggeri vestiti o addirittura nude: tipico è il gruppo delle tre fanciulle riunite ed abbracciate in pose diverse( di solito quella di mezzo è vista da tergo, le altre due di faccia con un braccio appoggiato su ciascun omero della compagna di centro che appoggia il braccio sinistro sull'omero di una delle altre).
CARONTE: nocchiero dell'oltretomba che traghetta sullo Stige le anime dei trapassati. Nelle pitture vascolari greche ha la figura di un vecchio barbuto, arruffato e incolto nell'aspetto, coperto di un rozzo mantello e con un berretto in testa. Il demone etrusco di tale nome e con identica funzione è spesso alato e con gambe d'uccello, talora manca di barba e presenta tratti quasi femminei.
CECILIA(Santa): martire cristiana. es.Andrea Vaccaro, S. Cecilia,(1642) Musei ungheresi. La vergine e martire S. Cecilia è presentata nei testi letterari come una giovane romana di origine nobiliare, nella quale la bellezza del corpo e le sublimi virtù dell'anima si fondono in straordinaria armonia. Secondo la leggenda della vita scritta nel secolo V, quando Lei " obbedendo al desiderio dei genitori "veniva accompagnata al suono della musica nella casa del suo sposo, invocava solo Dio nel suo cuore, implorandone la grazia di rimanere casta nel cuore e nel corpo". A causa di un errore di traduzione per cui sembrava che lei stessa avesse suonato l'organo alle proprie nozze, divenne patrona della musica. I secoli XV e XVII furono il periodo del suo maggior culto. Dal secolo XVI in poi è raffigurata seduta, davanti ad un virginale o ad un organo, in atto di cantare. La S. Cecilia di Vaccaro con il suo volto armonioso, con la sua bella composizione e con la sontuosa delle vesti rivela non solo l'influsso della pittura bolognese, ma anche quello dei maestri fiorentini, eccellenti nel dipingere i tessuti e i panneggi. I colori azzurri, rosso-viola e verde pastello acquistano una maggiore intensità grazie alla forte luce ed al contrasto con lo sfondo quasi nero.
CEFALO E POCRI: personaggi mitologici: es. PIETRO BENVENUTI, Cefalo e Procri: Il dipinto raffigura il mito greco del cacciatore Cefalo amato dall'Aurora ma fedele a sua moglie Procri che, un giorno per errore mentre è a caccia uccide con una freccia. A causa del dolore muore e l'aurora lo tramuta nella stella che al mattino la precede. La scena è colta nel momento in cui Cefalo si accosta a Procri e la prende tra le braccia e la vede spirare. Nonostante l'abbandono della donna, il braccio alzato di Cefalo e il suo volto intenso, il dolore è tutto interiore; all'esterno è armonia e compostezza. Lo stesso angelo della morte che compare nel fondo piange composto nella sua nudità tra le fronde che si aprono al cielo.
CENTAURI: Sarebbero la personificazione degli impetuosi torrenti di montagna. Le imprese dei Lapiti e di Eracle contro i centauri significherebbero la lotta dell'uomo contro l'infido elemento, particolarmente temuto in Tessaglia e negli altri luoghi dove si favoleggiava di essi.
CERBERO: è collegato con la saga di Eracle all'Ade. Ad essa fanno infatti riferimento quasi tutte le rappresentazioni di Cerbero, specialmente le numerose pitture dell'Italia meridionale che riproducono scene dell'oltretomba. La sua figura risulta piuttosto incerta: in uno skyphos protocorinzio di Argo compare con una testa sola; con tre teste invece è rappresentato regolarmente dal V sec. Spesso la figura è resa ancora più mostruosa con l'aggiunta della coda di serpente, delle zampe di leone o di rettile, sul dorso o sul collo, ma lo si trova rappresentato anche in forma umana. Nel culto la sua figura è connessa alla focaccia di miele che si dava ai morti.
CERERE: divinità mitologica romana, dea dell'agricoltura.es. Alessandro Rosi(1627-1697), Cerere, musei ungheresi. Va notata l'esecuzione efficace dei molli ed esuberanti superfici dei corpi, la sensazione di vibrazione provocata dall'agilità delle pennellate sulle pieghe morbide dei drappi, la mossa ricchezza dei particolari.
CESARE CAIO GIULIO: personaggio importantissimo della Storia romana. es. VINCENZO CAMUCCINI, La morte di Cesare, La scena dell'assassinio è creata mediante gruppi di protagonisti, raggruppati per masse e per colori. Cesare e i suoi sono vestiti di rosso o con forte presenza di tale colore.(è il colore del martirio). Il gesto della violenza li stupisce prima che ferirli. I congiurati sono vestiti di bianco e con forte presenza del bianco. Tra di essi solo Bruto, che è legato a Cesare, ha vesti che richiamano quelle dei cesariani. La scena è il tipico ambiente del senato come tramandato dall'interpretazione museale o umanista.
CHIMERA: mostro della mitologia greca, davanti leone e dietro drago, al mezzo capra, talora raffigurata come una capra con la testa di leone e un serpente al posto della coda, ma più spesso con la testa di capra levantesi a mezzo il corpo dietro quella leonina. Il mostro fu affrontato e ucciso da Bellorofonte. La rappresentazione più celebre è la c.d. Chimera di Arezzo, ora nel museo archeologico di Firenze. L'interpretazione del mito già nell'antichità tendeva a riconoscere nella chimera un'incarnazione delle forze fisiche distruttrici(vulcani e tempeste).
CIMONE:
Cimone ed Ifigenia di Lord Frederich Leighton
CLEOPATRA: regina d'Egitto, nota per la sua bellezza, per il suo fascino e la morte tragica. es. GUIDO CAGNACCI, Cleopatra (1660) Kunsthistorisches Museum, Vienna. La scena immortalata è quella della morte di Cleopatra ad opera del veleno di un aspide. Il dipinto raffigura la regina seduta con il capo reclinato su una sedia barocca, avente lo schienale di seta o velluto granata e decorazioni d'oro, con i braccioli di legno lavorati. Il volto della regina, sereno nella morte, ha gli occhi chiusi e l'aspetto sereno, i capelli tiziano lunghi sono sollevati e nascosti dalla testa, mostrano l'orecchio sinistro scoperto, a cui è legato un pendente di una perla. Il diadema d'oro coronato di perle con punte alte e separate è posato dolcemente sui capelli. La luce cade con decisione sul busto nudo della regina, bello e armonico nel nitore dei seni alti e distanti, molto pieni e sollevati, e sul ventre giunonico appena coperto nel grembo dalla stoffa bianca, forse della camicia, mentre un drappo blu panneggia le gambe. Intorno al braccio destro si avvinghia la vipera che ha appena morso la bella regina. Il compianto delle ancelle, seminude e discinte, circonda nella meraviglia e nel dolore la splendida figura di Cleopatra.
CLIO: musa della poesia epica e della storia. es.Pierre Migna detto Le Roman( 1612-1695), Clio, musei ungheresi. La pittura raffigurante Clio, venne eseguita negli ultimi anni del soggiorno parigino, poco prima che la morte del grande rivale Le Brun (1690) gli spianasse la strada del primato in tutti i campi.. Questa musa è la diretta discendente dei ritratti muliebri del Domenichino.
CLIZIA:
Clizia di lord Frederich Leighton>/a>
CRITICA D'ARTE: l'antichità classica ci fornisce 2 modelli di critica: il trattato De architectura di Vitruvio e le vite degli artisti nella Naturalis Historia di Plinio. Vitruvio nel fornire la "regola" universalizzante individua un tipo d'arte distinguendolo dagli altri tipi. Le vite degli artisti invece permettono la critica quando arrivano al giudizio. Presso gli antichi il giudizio sull'opera si basava sull'imitazione della natura fisica e psicologica, richiedente la necessità per l'artista della conoscenza fisica della natura. I Greci compresero infatti che non bastava imitare ma che bisognava idealizzare. Visto che concepivano la fantasia come immaginazione, come immaginazione meccanica per idealizzare inventarono una serie di contenuti, definiti artistici e sulla base di essi definirono l'astrazione del tipo e delle proporzioni numeriche. La forma plastica fu considerata un aspetto dell'arte più intellettuale del colorito che, inteso come più sensuale, fu svalutato. Dal sec. VI d.C. gli artisti si resero conto che l'arte nuova si basava sulle malie del colore e sul brillare delle luci e non si occuparono più delle forme. Le regole poi furono sostituite dalle ricette. il pregiudizio intellettualistico dell'imitazione e dell'idealizzazione scomparve e fu sostituito da quello "morale". Teofilo non insegna come un artista possa essere formato ma come si decora la casa di Dio. Nel Rinascimento L.B. Alberti intende l'arte come conoscenza del vero ed è costretta dentro le linee precise della prospettiva scientifica, ma l'artista deve avere anche il senso mistico della bellezza, deve contemplare la vita senza parteciparvi, per poter seguire un ideale di dignità. I risultati saranno allora obbiettivi e scientifici, ma i modi non potranno che essere soggettivi ed artistici.
CROCE: prima di Costantino la croce non è uno dei simboli più utilizzati dai cristiani: si trovano in tutto una ventina di croci nelle catacombe. Con la pace di Costantino la croce comparirà liberamente e si possono distinguere:
Dopo il ritrovamento della croce a Gerusalemme l'immagine della c. come elemento iconografico o decorativo si diffonde più largamente.
CROCEFISSIONE: La crocifissione nel suo realismo compare più tardi nell'iconografia, verso la fine del sec.IV, prima veniva adombrata nel simbolo dell'agnello. La più antica immagine esplicita che conosciamo è quella intagliata in legno nella famosa porta della basilica di S. Sabina sull'Aventino. Nasce così il tipo iconografico: il Salvatore in croce confitto da 4 chiodi, il capo leggermente inclinato, barba e capelli spioventi, vestito di lunga tunica (colobium) senza maniche; in basso le pie donne, i soldati con la lancia e con la spugna, altri che gettano le sorti sulle vesti di Cristo; in alto il sole e la luna oscurati. Nel secolo VI il colobium fu tralasciato, con una più schietta interpretazione del testo evangelico, per il tradizionale perizoma alla cintola, ma non scomparve del tutto fino all'età romanica. L'oriente, nel medioevo, rappresentò preferibilmente il Cristo già spirato sulla croce; invece l'arte occidentale, pur non ignorando quel tipo iconografico, seguitò a rappresentare il Redentore ancora vivente, anzi specie Oltralpe magnificò il concetto del trionfo nel martirio, incoronando con la corona regale il Cristo. Seguono questo tipo, ma senza la corona e con aspetto mesto e doloroso le croci dipinte in Italia nei sec. XI-XIII. In questo periodo poi, sull'onda della predicazione francescana si ebbero modifiche nella religiosità popolare prediligendo una concezione patetica dei misteri anziché speculativa o simbolica come nell'età precedenti. Ad esprimere lo spasimo corporale il Signore viene confitto con 3 chiodi anziché con 4 come voleva la tradizione più verosimile; quindi il busto contorto, le gambe ripiegate, le braccia stirate a forza, il capo abbandonato sopra la spalla destra, ovvero inclinato e cadente, con grande attenzione all'anatomia e al disegno. Dal Rinascimento in poi l'iconografia del Crocifisso passa nell'invenzione dell'artista e l'attenzione si sposta anche sulle masse di persone, manigoldi, soldati, cavalli, popolo, ecc. Anacronismi devoti riuniscono ai piedi della croce santi e personaggi d'ogni tempo, inclusi i donatori del dipinto o i patroni del tempio. Fra i ricordi tramandati dal medioevo è pure il teschio collocato spesso sotto la croce, accompagnato anche da due tibie. Si vede in ciò il trionfo di Cristo sulla morte, anche se l'origine e il significato di quel simbolo sono ben differenti. Per S. Paolo Cristo è novello Adamo, novello autore di vita e nel medioevo si credette che la croce fosse piantata proprio sulla tomba di Adamo, in modo che il sangue di Cristo cadesse sulle ossa di lui; poi che la croce fosse stata fatta dello stesso legno dell'albero del bene e del male. Similmente la piaga nel costato aperta nel lato sinistro, fu dagli artisti trasportato sul lato destro, perché considerato il lato più nobile, e da cui uscirono sangue e acqua, simboleggiando i due sacramenti dell'Eucarestia e del Battesimo, mentre la Chiesa che usciva dal lato di Cristo morto rimandava superandola ad Eva che era uscita dal lato di Adamo dormiente.
CIMABUE, Crocifisso, S.Domenico di Arezzo, 1275>/p>
es.Alessandro Turchi detto l'Orbetto (1578-1649), Crocifissione . Turchi rappresenta la scena della crocifissione ambientandola nella luce notturna. Contro lo sfondo scuro si delineano in luce i contorni dolcemente ondulanti del corpo di Cristo, i panneggi eseguiti con straordinaria perizia sia per consistenza plastica che per splendore decorativo. L'espressione equilibrata dei contenuti drammatici e l'eleganza della composizione sono armoniche caratteristiche che evocano l'ambiente veronese e veneziano. Ai piedi della croce il gruppo drammatico della Vergine addolorata e delle pie donne.