GIOSUE' CARDUCCI

Carducci e la restaurazione classicista.

La produzione poetica di Giosuè Carducci è:

  1. d'importanza fondamentale nella storia della società e dello spirito pubblico italiani per gli ideali ed i miti patriottico-letterari che ha contribuito a diffondere;
  2. minore è la sua importanza nell'ambito della storia della poesia italiana, non paragonabile a Leopardi e Foscolo o alla novità di Pascoli.

Quando Carducci esordisce con le raccolte di Juvenilia e Levia Gravia ha ben chiaro un programma di "ritorno all'ordine", di valorizzazione dei classici e della tradizione. D'altra parte la poesia italiana attorno agli anni sessanta non ha altro da offrire che gli esiti tardo-romantici di un Prati e di un Aleardi e il giovane professore, che si è formato con diligente amore sui classici, si sente animato da eroici furori contro tutto quel languore. Il giovane Carducci non contesta solo i moduli letterari contemporanei, ma propone sensibilitò e modelli etici nuovi, alternativi agli esistenti. Da ciò nasce una vocazione alla polemica contro le ipocrisie, le meschinità, i compiacimenti spiritualistici. Contro tutto questo Carducci scrive versi beffardi, polemici, anticlericali. Questa vocazione polemica si apre a tematiche ben più ampie via via che prende consapevolezza delle sue capacità e, ricollegandosi alla tradizione alfieriana e foscoliana, si investe del ruolo di coscienza critica della società contemporanea, di fustigatore dello squallore etico-politico del suo tempo.

Proprio dal contrasto tra idealità risorgimentali e opaco presente nascono i Giambi ed Epodi. Si tratta di un'opera unica nella letteratura italiana, dominata da un polemico rapporto con la realtà politico-sociale contemporanea e percorsa dalla coscienza della meschinità del presente. Nessun momento della poesia carducciana è più di questo legato alla cronaca, alle ragioni e agli affetti attuali, vivi e appassionati.

L'invettiva, il sarcasmo nascono da un retroterra ideologico risorgimentale, democratico e giacobino nel quale c'è più calore di affetti che approfondimento culturale:

si traducono in un incubo pauroso, in una sorta di rovesciamento della storia passata e di adeguamento alla viltà presente.

E' questo il meccanismo psicologico che ha tanto peso nella personalità e nella produzione del Carducci. La constatazione della meschinità del presente fa scattare il ricordo di altre situazioni storiche, di altre età animate da forti tensioni ideali che si traducevano in azioni eroiche. Prendono così l'avvio il vagheggiamento e la celebrazione di quei momenti del passato nei quali più gloriosa è stata la vicenda nazionale, più intensi sono stati gli ideali che hanno legato assieme e animato una comunità civile, pù robusta e vitale si è rivelata la "pianta uomo", più piena è stata l'esistenza degli uomini. Siamo di fronte cioè a quella predilezione tematica che si definisce "nostalgia dell'eroico". Le tonalità polemiche, ironico - grottesche dei Giambi ed Epodi evolvono verso modalità celebrative nelle quali c'è una gamma di atteggiamenti più ricca:

Nelle Odi barbare la nostalgia dell'eroico si realizza nella celebrazione di momenti ideali, quali:

E' questa la produzione nella quale egli assunse quella funzione di poeta-vate che la Società contemporanea gli riconobbe nella quale Carducci finì di investirsi come poeta ufficiale organico, senza più dubbi e ironie, sollecitando all'estremo la tromba storica e patriottica, ammonitoria e pedagogica, fino a costituirsi una fisionomia di maestro e di poeta nazionale. Nella varietà tematica di questo settore dell'opera del Carducci è facile cogliere alcuni atteggiamenti di fondo, quali :

In questa nostalgica rievocazione di un passato perduto, Carducci raccoglie le suggestioni dell'età romantica, perché c'èin lui la consapevolezza della frattura definitiva con quel mondo cantato e perché è proprio con l'età romantica che prende avvio la rivalutazione del Medio Evo.Gli spiriti democratici e giacobini dei Giambi ed Epodi appaiono nelle Odi Barbare un lontano ricordo e cedono il passo all'esaltazione della monarchia e di Crispi, al vaticinio di un'Italia armata e del trionfo che le spetta. Ma la nostalgia dell'eroico si orienta anche in un'altra dimensione e diventa vagheggiamento e rappresentazione della giovinezza, della libera e naturale vita maremmana, di una dimensione solare del vivere contrapposti al grigiore della vita che poi è toccata in sorte al poeta.

Siamo di fronte quindi ad un eroico in dimensione privata nel quale confluiscono:

Inseriti quasi tutti nelle Rime nuove questi componimenti ci presentano quel Carducci poeta degli affetti che un orientamento critico degli ultimi decenni ha in vario modo valorizzato e distinto dal Carducci retore. Va inoltre aggiunto che questa produzione "esistenziale", che abbandona la storia e i toni comizieschi per parlare invece della vita e del quotidiano, comprende anche alcuni testi famosi ( Pianto antico, Funere mersit acerbo) centrati sul tema della morte: la virile tristezza con la quale esso viene affrontato conferisce loro una altezza di esito artistico ed un fascino tutto particolari nel panorama complessivo della produzione carducciana.

 

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