LE AVANGUARDIE STORICHE.

Le poetiche delle avanguardie storiche.

Le avanguardie storiche più importanti del Novecento sono : il futurismo, l'espressionismo, il dadaismo e il surrealismo.

La stagione delle avanguardie storiche si apre nel 1909 con il Manifesto futurista di Marinetti e si protrae sino alla vigilia della seconda guerra mondiale. Si tratta di fenomeni culturali complessi che interessano campi artistici ed extra-artistici, dalla politica al costume, dalle arti figurative alla letteratura, al cinema e alla musica. Di queste avanguardie

Il futurismo .

Abbiamo visto come i decadenti per lo più rifiutassero il mondo presente, la società borghese, la civiltà industriale, per ritirarsi dal mondo in universi separati, rimpiangendo epoche di passato splendore ecc., dichiarando la crisi e la fine imminente di una civiltà.

I futuristi, invece, - privilegiando le componenti attivistiche e vitalistiche dell'artista, attuano una polemica "antipassatistica" . I futuristi infatti:

A farne le spese sono:

Nel Manifesto tecnico della letteratura futurista (1912) il decalogo dei poeti futuristi si promette::

L'espressionismo.

Parallelamente al futurismo italiano un'altra avanguardia si sviluppa in Germania, l'espressionismo. Esso ha la sua genesi nel clima inquieto e aperto alla sperimentazione degli anni anteguerra, ma raggiunge la sua forma più tipica negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale. Sul piano ideologico il movimento è una violenta e radicale reazione:

L'espressionismo si caratterizza:

Il Dadaismo.

Il dadaismo invece, nasce a Zurigo nel 1916. Guidato da Tristan Tzara ebbe come elementi attivi Aragon, Breton, Eluard e Duchamp. Anche il dadaismo nasce:

ma sceglie rispetto all'espressionismo

Il dadaismo è negazione dell'arte in quanto opera organica ed espressività intenzionale, in quanto prodotto artigianalmente elaborato, comunicativo. Ma la provocazione dadaista vuole essere anche negazione dell'opera d'arte mercificata quale si presenta nella società capitalistica odierna.

Il surrealismo.

Dallo scioglimento del movimento dadaista nasce quello surrealista fondato da Andrè Breton nel 1924 con il Manifesto del surrealismo:si esprime così la volontà di dar vita a un movimento che si ponga finalità costruttive a partire proprio dalla tabula rasa fatta dal dadaismo. Il surrealismo si protrarrà sino alla vigilia della seconda guerra mondiale. Fondamenti culturali del sistema di conoscenza surrealista sono:

Gli obiettivi espliciti del movimento sono infatti:

Dicono i surrealisti che quella dell'uomo modernoè una totalità infranta e scissa tra sogno e veglia, tra coscienza e inconscio, tra immaginario e realtà (come il mondo lo è tra individuo e società): in futuro si potrà forse realizzare la surrealtà , quella sorta di realtà assoluta in cui l'uomo liberato potrà conciliare i termini ora in antitesi, reintegrare la totalità ora disgregata.

Sul piano della poetica questa aspirazione alla liberazione dell'uomo si concreta:

La scrittura automatica è un procedimento che non va inteso come operazione meccanica e casuale, ma come sollecitazione psichica dell'inconscio per costringerlo a rivelarsi; ci si arriva attraverso la concentrazione e l'isolamento. L'inconscio però rivelerà il genio poetico, se genio poetico c'è. Il surrealismo cioèintroduce una procedura nuova e dà nuova intensità e nuova legittimazione culturale a una ricerca (quella dell'analisi autointrospettiva) avviata dalla cultura romantica e decadente e in parte trascurata dalle altre avanguardie.

La lirica nell'età delle avanguardie storiche.

La poesia del primo Novecento appare varia e poliedrica. Sono questi anni di grande fervore e di intensa circolazione di idee: i poeti vogliono sperimentare soluzioni nuove e si lasciano suggestionare dai modelli emergenti, nostrani e stranieri, ben al di là della loro appartenenza a scuole e movimenti. Ciò comporta qualche problema di classificazione: infatti molti dei poeti attivi nel primo quindicennio del secolo attraversano fasi ed esperienze diverse, talora contaminano temi e moduli propri di movimenti e tendenze diversi. Per questo, volendo definire il loro percorso poetico, è preferibile parlare di convergenza e di attrazione delle varie esperienze poetiche, caratterizzate da temi, moduli, tratti stillistici identificabili. In tal senso useremo per la lirica nozioni storiografiche consolidate come crepuscolarismo, espressionismo, vocianesimo.

Per intendere la nozione di crepuscolarismo e spiegare la tendenza che essa definisce bisogna innanzitutto osservare che:

non si può parlare di una scuola, ma di esperienze diverse variamente convergenti per comunanza di modelli, suggestioni, atteggiamenti e propensioni stilistiche.

  1. i modelli più influenti sono i tardi simbolisti franco-belgi, in cui l'alterità del poeta rispetto al comune mortale si converte nel morboso ripiegamento interiore che deriva da un sentimento di malattia (fisica e morale) e di impotenza e insufficienza alla vita, che è la chiave per intendere il simbolismo crepuscolare nelle sue manifestazioni più tipiche e conseguenti.
  2. Per altro verso incidono esperienze nostrane come il languido, nostalgico, convalescente ripiegamento a idoleggiare i buoni sentimenti caratteristico del D'annunzio del Poema paradisiaco e certe regressioni infantili tipiche del Pascoli intimista e "privato".
  3. In questa inclinazione si ravvisa anche una reazione polemica nei confronti dell'ideale del poetavate, programmaticamente impegnato in pubblico, e della poesia eloquente della linea Carducci-D'annunzio, che include anche il Pascoli delle canzoni storiche e civili.

I caratteri tipici del simbolismo "crepuscolare" sono i motivi legati:

 

Tutti questi luoghi e oggetti che trascendono il significato puramente descrittivo e realistico per assumerne anche uno simbolico. Nell'ambito di questa poesia tardo-simbolista crepuscolare trova posto anche quel gusto che in arteèdefinito liberty. Il legame lo possiamo trovare nel gusto per le "buone cose di pessimo gusto" che riempiono le case piccolo borghesi e molte poesie crepuscolari: gli oggettini di gusto orientaleggianti, giapponeserie e cineserie, decorazioni floreali, che costituiscono appunto la cifra del gusto liberty. Degli autori crepuscolari ricordiamo Marino Moretti, Sergio Corazzini, Corrado Govoni e Aldo Palazzeschi.

Il più originale però è Guido Gozzano. Nella sua tesi non esiste immortalità, non esiste niente altro al di fuori della realtà naturale); I grandi temi della poesia futurista coincidono con le radicali scelte formali. La mimesi del mondo contemporaneo proiettato dinamicamente verso il futuro con le macchine, la velocità, la frenesia della vita cittadina, ecc. suggerisce i temi prediletti: auto, treni in corsa, aeroplani in volo, tutti i fenomeni di moto e velocità, ambienti urbani. Tra gli autori bisogna distinguere quelli che progressivamente giungono agli esiti estremi e più conseguenti (Marinetti e in parte Govoni) dagli altri che si mantengono all'analogismo e alle tematiche solo genericamente moderne e vitalistiche. E' il caso del Govoni futurista, di Palazzzeschi allegro e dissacratore, di Ardengo Soffici. Il futurismo appare perciò soprattutto un fenomeno di elaborazione formale e di sperimentalismo linguistico e stilistico che conta forse più che per gli esiti estremi e più rigorosamente conseguenti ai canoni di poetica, per le esperienze di mediazione che mostrano come sia vasto e inesplorato il campo delle possibilità espressive apertosi con l'abbandono dei canoni della tradizione. I dati che accomunano la poesia futurista sono il sostanziale vitalismo, il gusto per la rappresentazione degli oggetti e degli aspetti più vari del mondo sensibile che lo colloca quasi agli antipodi del crepuscolarismo. Anche in Italia esiste una lirica novecentesca che può essere ricondotta alla matrice linguistico-stilistica dell'espressionismo. Da un punto di vista ideologico, l'espressionismo tedesco fu un fenomeno complesso i cui estremi sono, da un lato un'aspra rivolta, ora nel grottesco ora nel crudele, contro la norma (familiare, sessuale, sociale, politica), e dall'altro l'aspirazione a una rigenerazione futura dell'umanità, o a torbide tensioni metafisiche. Da un punto di vista formale la caratteristica essenziale è l'adozione di un linguaggio violentemente espressivo, che si fonda sulla violazione dei normali istituti linguistici e cui fanno da supporto modi e toni che vanno dal crudo realismo a una visionarietà apocalittica, dal sarcasmo al grottesco, dal grido disperato all'impassibile analisi della putredine in cui agli occhi di questi poeti tutto si trasforma. Pur non coincidendo espressionismo e vocianesimo si può collocare tuttavia in questi termini l'esperienza linguistica e stilistica dell'espressionismo vociano, espresso da Clemente Rebora, Arturo Onofri, Piero Jahier, essendo il linguaggio espressionistico il denominatore comune delle loro diverse esperienze. A questa tensione espressiva corrispondono per\'f2 tematiche e atteggiamenti diversi. In generale ad essa corrispondono un rapporto difficile col reale, un esperienza interiore fatta di lacerazioni e pulsioni contraddittorie, una concezione pessimistica del mondo e magari un risentito moralismo, che in quel linguaggio trovano un adeguando corrispettivo formale, spesso in forme espressive anche diverse. E' il caso di Camillo Sbarbaro, la cui poesia corrisponde a un intima esperienza della disarmonia nei rapporti con il reale, trovando espressione in un linguaggio prosastico, e disadorno, antimelodico e antieloquente che costituisce un momento fondamentale nel processo di sliricizzazione della poesia novecentesca. Anche Dino Campana muove da un rapporto difficile con il mondo. Anzi, anche per le sue vicende biografiche (vita randagia culminata in un lungo internamento in manicomio), egli pu\'f2 ben incarnare il modello del poeta maledetto, irregolare e sregolato, della nostra tradizione primo-novecentesca. \par \par \par \par \par \par \par \par - 6 -\par La sua \'e8 una poesia intensamente suggestiva ed evocativa, legata com'\'e8 a tematiche notturne, oniriche, visionarie, surreali, simboliche e metafisiche. All'origine della lirica di Campana c'\'e8 la dialettica realtà/evasione entro cui l'esperienza poetica costituisce lo strumento essenziale per superare i limiti dell'esperienza e per evadere dal mondo reale negativo e alienato, alla ricerca di incontaminati e felici mondi immaginari, luoghi mitici o memoriali, simbolo di realizzazione esistenziale e di contatto con l'assoluto. In tale processo la poesia aspira a riacquistare il suo antico potere magico-incantatorio quasi divino. Da un punto di vista formale è rimarchevole l'adozione di tutte le possibili figure di ripetizione variamente combinate fra loro e l'artificiosa dislocazione delle unità sintattiche.

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