ICONOGRAFIA.

DIZIONARIO

ABELE:

personaggio biblico, primo figlio di Adamo e di Eva. Appare come un eroe della fede, come giusto, come martire e lo spargimento del suo sangue rimanda a quello del Cristo.

Caino uccide Abele di Tiziano

Scuola di Battistello Caracciolo, Compianto di Adamo ed Eva sul corpo di Abele (1630?), Musei Ungheresi. (p.60) Il dipinto mostra la scena in "plein air", i colori appena sfumati, le tinte oro e brune scelte perché servono a dare una rappresentazione immediata del dolore e della gravità di quanto avvenuto. La figura di Adamo è resa con lo sguardo rivolto al cielo e le mani in mano, in segno di incapacità a provvedere o a capire. Eva, invece, cerca in un ultimo tentativo di aiuto, di soccorrere il figlio, con la mano protesa sulla testa di Abele, supino e abbandonato, quasi nel tentativo di svegliarlo. I capelli rosso Tiziano di Eva da una banda sono trattenuti dalla mano che così scopre un seno, simbolo di vita, quasi a richiamare in vita il figlio con il latte, mentre dall'altra cadono giù quasi a lambire il volto terreo di Abele, carezza ultima di una madre dolorosa.\

ABRAMO:

Il sacrificio di Abramo, simbolo del sacrificio di Cristo (Il Padre acconsente e il Figlio si presta di buon grado). Viene rappresentato con grande frequenza nell'arte cristiana.es Abramo e Isacco di Rembrandt, 1634 (famosi: Rembrandt, Abramo e i 3 angeli ; Rubens: Abramo e Melchisedec

ABUNDANZIA:

personificazione del benessere del popolo: figura umana florida e ben disposta nell'atteggiamento di spargere doni da una cornucopia.

ACASTO:

eroe mitico greco che partecipò alla caccia del cinghiale caledonio e alla spedizione degli argonauti.

ACHELAO:

eroe mitico greco che combattè contro Ercole per la mano di Deianira. Famose allora le sue trasformazioni. Ercole gli strappò un corno, lo donò alle Ninfe e riempito di fiori e di frutti divenne il simbolo dell'abbondanza (cornucopia). Gli episodi delle sue trasformazioni e della lotta contro Ercole sono oggetto di numerose raffigurazioni (es. alcuni vasi al Louvre).

ACHILLE:

eroe dagli amori "strani" es. si innamora di Pentesilea, regina delle Amazzoni, morente o già morta. Tersite che lo deride per questo amore è ucciso da lui.

ADAMO ed EVA:

sono rappresentati in modo tipico, I due sono in piedi, nudi ai lati di un albero su cui si avvolge un serpente. Il soggetto permette agli artisti bizantini di poter trattare il nudo. Nel Rinascimento l'episodio non è più fonte di espressione strettamente religiosa, ma vi intervengono altre componenti. es.Giovan Battista Caracciolo detto il Battistello Il peccato originale (1630), Musei ungheresi.La concezione del dipinto è molto personale dal punto di vista dell'iconografia, data l'importanza che vi assume la figura meditante di Adamo. Adamo tiene le gambe accavallate e mostra allo spettatore la pianta del piede destro richiamando il primo S. Matteo del Caravaggio. Tale atteggiamento ha lo scopo di accentuare il carattere meditativo di Adamo, che sembra intuire la gravità morale della violazione della legge divina e, preso dal dubbio, quasi avverte il peso della penitenza, che la posa sconveniente del piede richiama. Assume una dimensione diversa dalla tradizione anche la figura di Eva, pur se derivata dalla nota incisione di Durer, che si accorda bene idealmente all'intenzione del pittore. Contro lo sfondo scuro il nudo femminile dai contorni netti, con la plasticità quasi plumbea, rappresenta un risultato di qualità eccezionale. Lo sguardo di Eva evoca lo sguardo "di cattivo umore", utilizzato dalla pittura del '600 per mettere in risalto il conflitto interiore, ma entrambi i personaggi appaiono prigionieri della situazione drammatica, immoti nel gesto del peccato.

Adamo Cranach

Michelangelo, La creazione di Adamo

Adamo ed Eva, di Gustav Klimt, 1918 Vienna

Adamo ed Efa di MParrish

ADE:

siccome gli antichi non gradivano le raffigurazioni delle divinità degli inferi non si èe8 mai formato un tipo di Ade e la sua raffigurazione richiama Zeus e Poseidone, i due suoi fratelli Cronidi. Caratteristiche di Ade sono: il piglio cupo, i capelli spioventi sulla fronte, la barba lunga e incolta, l'abito rozzo composto da un chitone con le maniche lunghe e da un mantello; vicino ha Cerbero. Come divinità ctonia l'aspetto è più dolce ed è raffigurato con la cornucopia.

ADMETO:

eroe mitico greco, fu con gli argonauti e i cacciatori del cinghiale caledonio. Preferito da Apollo per la sua bellezza e perché era riuscito ad aggiogare allo stesso carro un leone e un cinghiale riuscendo a sposare così Alcesti. Ottiene dalle Moire di poter scambiare la sua morte con quella di un altro essere umano, ma quando deve morire e cerca un sostituto non trova nessuno, neanche i suoi genitori. Solo la moglie Alcesti si sacrificherà per lui.

ADONE:

eroe mitico greco, figlio incestuoso di Smirna che istigata da Afrodite si congiunge con l'inganno con il proprio padre e quando per punizione viene trasformata in albero, dopo dieci mesi dal suo tronco verrà fuori Adone, tanto bello che Afrodite se ne innamora e per sottrarlo a tutti lo nasconde in una scatola e la affida a Persefone, dea degli inferi. Questa però, visto Adone, lo vuole per sé e si rifiuta di restituirlo ad Afrodite. Il contrasto tra le due divinità è risolto da Zeus che stabilisce che l'anno di Adone sarà così ripartito :1/3 Adone per conto suo, 1/3 con Persefone e 1/3 con Afrodite. Adone però passerà i due terzi dell'anno con la dea dell'amore fino a quando verrà ucciso da un cinghiale, suscitatogli contro da Ares geloso o da Artemide o da Apollo. Joseph Heinz, Venere e Adone, Vienna, Kusthistoriches Museum (fine sec .XVI?):(p.32): Adone si congeda da Venere prima di partire per la caccia, durante la quale morirà ucciso dal cinghiale. Il Tema di Adone, ricavato dalle Metamorfosi di Ovidio fu molto amato nel '500. Qui, Adone e Venere, seminudi nell'abbraccio, si salutano mentre gli amorini recano in primo piano i veltri che accompagneranno il giovane nella caccia. Venere ha tutti i caratteri idealizzati della bellezza femminile nordica, dalla carnagione dorata, i capelli biondi lunghi e ritorti, le forme opime, i seni piccoli ed alti; guarda con dolcezza e quasi con tristezza di presentimento Adone, che invece è rivolto verso i cani e gli amorini con cui questi giocano. Il suo aspetto, con i lunghi capelli castani, le spalle larghe i muscoli ben in mostra , dà il senso della forza e del vigore. Lo sfondo è boschereccio di maniera, indistinto tra monti, rocce e cespugli. es.Annibale Carracci, Adone scopre Venere (1595); Vienna, Kunsthistorisches Museum. Il dipinto riproduce la scena durante la quale Venere gioca col figlioletto e si ferisce con una freccia, che suscita in lei desiderio di amore. Carracci, riferendosi al racconto ovidiano, illustra il momento in cui il bel cacciatore sorprende la dea e la fissa ammirato, mentre essa già risponde al suo sguardo come affascinata. Sensuale in Venere è il corpo, la posa, l'atteggiamento, resi più totali dal confronto con Adone e con lo sfondo. Bartolomeus Spranger, Venere e Adone(1598), Vienna, Kunsthistoriches Museum. Spranger "manierista" austriaco vissuto alla corte dell'imperatore Rodolfo II a Praga, seppe impadronirsi della maniera italiana che utilizzò in una serie stupenda di tele, i cui temi mitologico-erotici lo stesso imperatore Rodolfo veniva suggerendo. La tela presente è di una estrema eleganza, carica di una sensualità un po' morbosa che il viluppo dei corpi di Venere ormai denudata, salvo il leggero velo che le copre il grembo, e di Adone che si avvinghia a lei, rende benissimo. Il dorato dell'incarnato di Venere, le sue forme morbide e setose, i seni piccoli ed erti sono una macchia di luce contro il fondale scuro del padiglione, contro cui si stagliano Adone, Eros, le colombe e il cane, mentre in lontananza un fondale naturale di monti e nuvole richiama lo sguardo sulle membra della dea. Sebastiano del Piombo, La morte di Adone (1511), Firenze Uffizi :In un paesaggio lagunare, al tramonto con una veduta poetica dall'isola di San Giorgio, l'autore imposta il gruppo delle tre grandi nude scultoree: la Venere dolente sembra trattenere col gesto lo spasimo, e le ancelle commentano, si torcono, impongono il silenzio al barbuto Pan che suona il flauto. In questa atmosfera immota ciò che colpisce è la mortificazione del colore in plumbee tonalità, le più adatte al tema drammatico, all'evento funesto.Francesco Furini(1603-1646), La morte di Adone, Musei ungheresi,. Il dipinto emerge in tutto il suo dramma con il contrasto della luce che illumina violentemente i corpi dei protagonisti che si stagliano contro lo sfondo scuro. Il corpo di Adone, abbandonato nella morte, è sorretto da giovani donne che lo avvolgono in drappi preziosi e colorati e fa da pendant all'incarnato di una Venere giovanile e mediterranea che si sbraccia nel dolore, strappandosi abiti e capelli, mentre il nitore delle sue forme risplende. Indifferente e estraneo appare l'amorino che gioca in terra, quasi simbolo dell'indifferenza della natura al succedersi degli avvenimenti umani.

Cambiaso Luca (Moneglia 1527 - Madrid 1585) Venere e Adone; La morte di Adone Olio su tela Napoli, Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte

AFRODITE:

Il prototipo di una delle figure iconografiche più caratteristiche di Afrodite è quella della donna nuda accoccolata per il bagno. All'inizio è un motivo generico che nella statuaria diviene tipico di Afrodite. Al contrario invece della rappresentazione di Afrodite Anadiomene di Apelle, raffigurata mentre esce dal mare e nell'atto di spremersi le lunghe chiome inzuppate d'acqua; da tale opera deriveranno le analoghe rappresentazioni plastiche, oltre che di Afrodite, di altre divinità come le Nereide, ecc.La tipizzazione iconografica di A. in antico riusciva ad identificare meglio la personalità della dea solo grazie agli attributi suoi propri, il fiore, la mela , la colomba, ecc. Copia romana da Doidalses, Afrodite "bagnante", Roma Musei Vaticani: da una famosa Afrodite accovacciata dell'artista bitino Doidalses, vissuto nel III sec. si ritiene derivino i numerosi esemplari oggi ancora esistenti. Da esso certamente deriva la costruzione spaziale di questa figura, avvitata su se stessa secondo un complesso modulo di "forma chiusa": il tipo classicistico della testa potrebbe invece indicare una variante del copista, dato che all'invenzione francamente galante e alla provocante pienezza del nudo meglio corrisponde il volto meno idealizzante e più birichino (meno "greco" e più "francese"), che si ritrova su qualche altra replica.

AGATA (Santa):

il nome greco "agathè" significa buona, fu martirizzata verso la metà del III sec. Secondo la Passio apparteneva ad una ricca e nobile famiglia catanese. Educata castamente dai genitori aveva fatto voto di castità. Il proconsole della Sicilia Quinzio si era incapricciato di essa e, siccome non riuscì a conquistarla. Accusata di essere cristiana fu sottoposta a tortura: stiramento delle membra sull'eculeo, lacerazione con pettini di ferro, scottatura con lamine infuocate. Infine le furono strappate i seni con enormi tenaglie. Questo è l'episodio che, a partire dal Rinascimento, ispirerà il suo attributo più popolare: le mammelle posate su di un piatto e le tenaglie. Più drammatici sono i quadri dove i torturatori le strappano o le tagliano i seni, come Sebastiano del Piombo alla Galleria Pitti di Firenze. Nel Duomo di Milano vi è un quadro che testimonia come Agata, riportata in carcere viene guarita da S. Pietro che le appare nella segreta.

AIACE (Oileo):

eroe greco raffigurato di solito mentre strappa Cassandra dall'altare di Atena e cerca di violentarla, commettendo sacrilegio; verrà perciò annegato nel ritorno in Grecia in seguito ad una tempesta nel mare.

ALCESTI:

moglie di Admeto, è modello di virtù femminile e di fedeltà come Penelope, Evadene, Deodamia.

ALCIONE:

una delle Pleiadi, trasformata insieme al marito in uccello marino( forse il gabbiano).

ALLEGORIA:

modello della comunicazione artistica, che fa riferimento ai simboli e alle verità; es. l'orientamento delle chiese, la loro forma a croce latina, le linee verticali della costruzione sono effetti della riflessione allegorica dell'architettura. Altri esempi propri dell'allegoria: Danze macabre, Aristotele cavalcato dalla ragazza; Virgilio sospeso nella cesta, le giostre d'amore. L'Amore, la Morte, la Carità, ecc., La personificazione dei vizi e delle virtù nelle cattedrali medievali, le opere degli uomini, le arti liberali, i mesi e le stagioni, la ruota della fortuna. (v. Virtù, Favola) Francesco Furini(1603-1846), Allegoria della liberalità, musei ungheresi.La tela rappresenta in modo morbido e sensuale un ideale di bellezza femminile e diviene allegoria di una virtù morale che essa è capace benissimo di esprimere. Il nitore del corpo femminile sullo sfondo scuro, nel contorno sottile del velo ultramarino fa spiccare la chiarezza lucente del nudo, con superfici rosate e belle ombre bluastre. La figura femminile guarda lo spettatore con la bocca semiaperta, lo sguardo smarrito, la mano destra atteggiata come offerta appare la personificazione dell'abbondanza, come indicano anche le monete d'oro, i gioielli e il compasso tenuti nella sinistra. Le forme opime della donna sono di per se stesse indice di abbondanza anche se evidenzia un seno piccolo che non richiama immediatamente la lattazione. Esso però va interpretato solo come un riferimento all'ideale estetico nordico del nudo femminile che privilegia il seno piccolo e non come un limite di un qualche significato.es. Figlie di Niccolò Renieri, Allegoria delle Arti(1640?), Musei ungheresi. La soluzione pittorica che presenta la figura femminile seduta ad un tavolo su cui sono appoggiate alla rinfusa tutti gli strumenti tipici delle arti, appare piuttosto piatta e di colorito sbiadito, i fogli, gli strumenti musicali, la tavolozza, gli studi scultorei, i libri fanno da pendant alla figura femminile che guarda gli spettatori e offe la corona d'alloro, quasi un invito a seguire le arti; il tutto posto in un paesaggio "in plain air", delimitato da una colonna sbrecciata, almeno nel pezzo del tronco che si intravede e nelle piante sulla sinistra. es. GUIDO CAGNACCI, Allegoria della vanità,(1650), Il dipinto raffigura una giovane donna, ritratta a mezzo busto, seduta nuda, con il corpo in rotazione, appoggiata con la schiena ai braccioli di una poltrona e tenente nella mano destra un fiore, simbolo della fragilità della bellezza terrena, mentre l'altra mano è appoggiata su un teschio a monito del destino comune a tutti gli uomini. il volto vezzoso con la bocca semiaperta e il capo girato di lato, ha il capelli raccolta sulla nuca. Solo una ciocca sembra voler cadere lungo il volto. Il seno ancora in boccio, il volto giovanile, vuole testimoniare la giovinezza, ma evocare anche come tutto è destinato a finire.

AMAZZONI:

compaiono la prima volta nel VI Esc. a.C. su vasi a figure nere in rappresentazioni generiche di donne armate, a cavallo o a piedi, combattenti contro gli eroi greci. Sui vasi attici sono armate di corazza, schinieri, galea crestata, lancia e sono espresse nei vari atteggiamenti, conformi agli schemi adottati dall'arte ceramica. Più tardi, nei vasi a figure rosse e nella statuaria sono ritratte nella foggia dei guerrieri traci e sono libere nei movimenti del corpo, coperto solo da un leggero chitone. Nello scudo di Parthenos vediamo per la prima volta comparire la figura dell'Amazzone con un lato del petto scoperto, particolare che diventerà nell'arte posteriore la caratteristica più spiccata di questa guerriera, seguita poi dalla rappresentazione della mammella mancante perché tagliata secondo la tradizione.

(S.)AMBROGIO:

ha per attributo il libro perché dottore della Chiesa, l'alveare simbolo di eloquenza ed allusivo alla leggenda, secondo cui fu imboccato di miele dalle api, quando era bambino e senza essere punto; il flagello che fa riferimento alla penitenza imposta a Teodosio.

AMORE E PSICHE:

dalla favola di Apuleio nell'Asino d'oro; rientra nell'ambito dei racconti il cui motivo centrale è il destino di due sposi o fidanzati, la cui felicità è subordinata all'osservanza di una certa condizione, di solito un divieto: se lo infrangono sono separati per sempre.

Interpretazione allegorica (v. A.e P. nel Museo Capitolino di Roma p.32). es. ANTONIO CANOVA Amore e Psiche (1793), rappresenta, idealizzandola secondo gli schemi neoclassici, la favola mitologica di Amore innamorato di Psiche, dei loro incontri nel buio perché il loro rapporto può durare solo fino a quando Amore resta invisibile alla fanciulla. Nel gruppo marmoreo si evidenziano:

ANATOMICI (Canoni): fin dall'antichità si è cercato di determinare con una serie di misure su soggetti normali il tipo medio ideale nelle dimensioni del corpo umano e delle sue parti, fissandolo in un modulo o canone. es. canone egiziano; canone di Policleto nella statua del Doriforo; il canone di Vitruvio che riassume Lisippo (v. CANONI ARTISTICI).

ANCHISE:

eroe Troiano, padre di Enea, azzoppato o accecato dal fulmine di Zeus per aver rivelato agli altri uomini che il figlio Enea lo aveva avuto da Afrodite.

ANCILLA DEI:

o famula o serva... si trova nelle iscrizioni funebri cristiane fino al IV sec. per le donne, spesso vergini o madre di famiglia.

(S.)ANDREA:

è l'apostolo che insieme a Giovanni incontrò per primo il Cristo. E' l'apostolo che vede con i suoi occhi la moltiplicazione dei pani e dei pesci e che finirà martirizzato su di una croce, latina come viene raffigurata nel duomo di Amalfi o a forma di X, decussata, o detta "croce di S. Andrea"; patrono della Scozia, di qui le bande incrociate sul vessillo. Raffigurato tradizionalmente con la barba e un libro in mano a sottolineare la sua opera di evangelizzatore, ha fra gli attributi due pesci, perché trovato da Cristo mentre pescava, attributo che manca a Pietro perché egli ha assunto le chiavi del regno dei Cieli. L'identificazione di S. Andrea con la croce decussata si diffonde in tutta Europa grazie alla dinastia burgunda che ebbe come emblema la croce di S. Andrea. In Italia aderirono fra gli altri a questa tradizione Guido Reni e il Domenichino.es. Francisco de Zurbar(1598-1664), S. Andrea, Musei ungheresi.

ANFITRITE:

divinità marina greca, da identificare con una delle Nereidi. Vista danzare da Poseidone fu da questo rapita e sposata. E' la scena che di solito la raffigura.(La leggenda racconta che A. per sfuggire a Poseidone si fosse rifugiata nelle profondità marine, ma fu scoperta da un delfino e da questo riportata a Poseidone. In cambio il delfino fu messo tra le costellazioni del cielo).

ANGELI:

nell'arte delle catacombe sono rarissimi e di aspetto giovanile, con tunica e pallio, privo di nimbo, di ali e dei soliti loro attributi. Nel secolo V appaiono gli angeli con il nimbo, le ali, derivati dal tipo classico delle Vittorie. L'arte orientale diede loro bianche vesti, capelli lunghi e ricci, legati da una benda e per attributo una verga, mentre gli arcangeli ebbero le sfarzose vesti della corte bizantina. Nel secolo VI si venne formando la tipologia delle gerarchie angeliche secondo lo schema dello pseudo Dionigi (3 ordini, divisi in 3 cori, in ordine discendente da Dio agli uomini: Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Virtù, Potenze, Principati, Arcangeli, Angeli). Tutti questi hanno gli stessi vestimenti bizantini degli arcangeli, i quali ultimi, nominati, non si distinguono tra di loro. Solo Michele ha l'armatura.Dopo il sec. XIII la raffigurazione degli angeli divenne sempre più frequente e composita; essi si avvicinarono sempre più alla figura umana, idealizzandone gli aspetti e gli effetti: spargono rose sul Bambino nella Natività, si commuovono fino al pianto nelle Passioni, si perdono nella contemplazione mistica o nell'onda dei suoni nelle Assunzioni, ecc.Nel Rinascimento gli artisti, quasi indifferenti alle tradizioni iconografiche, esaltano ed esprimono nelle figure degli angeli la forza sovrumana e la libertà di movimento, mentre sull'onda dell' antichismo riapparve il tipo iconografico degli angeli in forma di putto, derivato dagli amorini e genietti pagani.

ANIMALI:

la riproduzione artistica va considerata sotto un triplice aspetto:

Gli egiziani riprodussero figure di animali; i più interessanti sono :l'ariete di Ammone, il leone, la gatta, Hathor con le corna di vacca, la sfinge con il corpo di leone e il volto umano (forza+intelligenza). L'atteggiamento dominante è quello di stasi: figure mai in moto ma sempre sdraiate.Più varia la riproduzione assiro-babilonese: capolavori anche se il trattamento formale di qualche particolare appare convenzionale . es. la criniera nei leoni. Abbiamo qui per la prima volta la figura animale usata come ornamento architettonico.L'arte greca, occupata dall'uomo e dal suo mondo interiore, non ha dedicato agli animali un'attenzione troppo larga e amorosa, anche se la raffigurazione del cavallo è di tipo ideale. Ma sulle considerazioni della perfezione ha selezionato anche il corpo degli animali: dalla testa del leone ha fatto la bocca di gronda del tetto, dalla parte anteriore del suo corpo il sostegno delle tavole, dalle zampe i piedi dei tavoli o dei tripodi, dalle spire del serpente le anse dei vasi o le armille e gli orecchini, dal collo del cigno la prua ricurva delle navi, ecc. Pochi gli esempi fantastici: il centauro, il pegaso, i mostri marini. Nell'arte ellenistica l'attenzione però aumentò e si ebbero i quadretti d'insieme e di genere.Nell'arte italica era presente fin dall'origine l'attenzione per gli animali, basti pensare alla lupa capitolina e alla Chimera di Arezzo.L'arte cristiana ha arricchito la rappresentazione degli animali con simboli e allegorie, anzi gli animali sono stati i primi ad assumere valori simbolici e significati morali e religiosi. Pecore, pesci, pavoni, cervi, aquile, colombe sotto il velame del simbolo adombrano le credenze della nuova fede e si rappresentano con crescente stilizzazione e meno realismo.Nell'arte romanica gli animali assumono anche un valore didattico-allegorico (v. i bestiari), nella loro vita e nelle loro abitudini si vedeva il riflesso del mondo morale ed etico. L'arte lombarda prediligeva l'immagine di animali rincorrentisi e aggredentisi a simboleggiare l'uomo che soccombe al vizio; i leoni accovacciati davanti al portale della chiese e sostenenti sulla groppa le colonne del protiro diventano elementi comuni a tutte le chiese europee.Con Giotto si ha il rinnovamento stilistico e formale: gli animali tornano ad apparire vitali. Con il naturalismo dei pittori del '400 gli animali diventano sempre più abbondanti e veritieri nelle rappresentazioni e non saranno più abbandonati. Nel '600 notevoli ed originali saranno le nature morte.

ANNA (Santa):

moglie di S. Gioacchino e madre della Vergine, cominciò ad essere venerata fin dai primi secoli, ma diventò popolare sul finire del medioevo sicché nel 1584 Gregorio XIII la inserì nel messale estendendola a tutta la Chiesa. Il Protovangelo di S. Giacomo narra di come Gioacchino uomo molto ricco e pio, ostacolato dal sommo sacerdote perché non avente prole, si ritirò nel deserto laciando la moglie Anna da sola. questa invocò Dio e un angelo le apparve e le comunicò che avrebbe partorito. Nacque così la Vergine. Il culto di S. Anna sembra richiamare i culti precristiani delle Grandi Madri, mentre il rapporto Anna-Maria richiama quello pagano Demetra-Persefone e Cerere-Proserpina. Il ruolo tradizionale di S.Anna si riflette sul patronato sulle mamme, sulle donne che desiderano la maternità e sulle partorienti. Ma la santa è protettrice delle lavandaie e delle ricamatrici.

ANNUNCIAZIONE:

nel sec.V la Vergine è raffigurata seduta, in atto di filare la lana che servirà per tessere la tela del Tempio, oppure presso la fonte in procinto di attingere l'acqua. Più tardi l'angelo passa dalla destra alla sinistra della Vergine, che è rappresentata ritta (tale tipologia appare per la prima volta in Palestina nel VI sec.).Nel sec.XII in Occidente riaffiorano gli antichi motivi iconografici della Vergine in atto di filare o presso la fonte. Comincia a diffondersi anche l'immagine con il libro tra le mani. Alla scena spesso si aggiunge la figura della fantesca. Spesso si vede un vaso di gigli, motivo derivato dalla pittura bizantina. Nel sec XIV la scena si fa più solenne: il bastone viario dell'angelo o lo scettro reale che impugnava si trasforma in palma, in ramo d'olivo in uno stelo di gigli fioriti. Dall'alto assistono il Padre benedicente entro un' aureola e la schiera degli angeli. Sul raggio d'oro che si diparte dalla bocca del Padre si libra la colomba dello Spirito Santo, che a volte si vede scendere verso la Vergine. A volte nel raggio si intravede il Bambino che scende verso il suo grembo. Nel Rinascimento la scena viene riprodotta in ambienti sempre più ricchi e complessi (sotto un portico, diviso in fondo da una balaustra di marmo, oppure aperto su giardini sontuosi o su interni architettonici fastosi): es. Paolo Domenico Finoglia, Annunciazione (1635), Musei Ungheresi. Il dipinto che mette in risalto il contrasto tra angelo e Vergine è illuminato dalla luce che muove dal cerchio sulla sinistra in alto formato dalle teste degli angeli. Il colore degli abiti giallo e rosso, che splendono vivi sul fondo scuro, la fissità degli atti e degli sguardi sembrano come bloccare in un eterno presente il momento saliente dell'annuncio.

Leonardo da Vinci, Annunciazione

ANTINOO:

giovane bellissimo, favorito dell'imperatore Adriano. Originario della Bitinia morì in circostanze misteriose. Le opere che lo ritraggono ci presentano un giovane dalle forme piene e quadrate, ma carnose e molli; il volto di una bellezza perfetta è sempre soffuso di un velo di malinconia. Non di rado gli vengono dati attributi di divinità giovanili (Tr.III p.504-5).

ANTIOPE:

Eroina, figlia di Nitteo, che Giove sedusse travestito da satiro. quando le conseguenze divennero evidenti, il padre scacciò Antiopoe che si rifugiò presso il re Epopeo, dove mise al mondo due gemelli,Anfione e Zeto.

Antiope insieme a Giove, di Tiziano 1442

ANTONIO ABATE (Santo)

santo anacoreta votato alla povertà e alla castità. Raffigurato accompagnato da un maialino e con il bastone a Tau degli anacoreti è8 venerato in tutta Europa e particolarmente in Francia, dove ha assunto il ruolo della divinità celtica Lug, il dio della rinascita e della luce, raffigurato in compagnia di un cinghiale. Come capita con il S. Antonio del Pisanello alla National Gallery di Londra.

ANTONIO(S.) DA PADOVA:

nel sec.XIII è raffigurato vestito da un lungo saio, con un libro nella mano sinistra e la destra alzata in gesto oratorio (L'aspetto è simile a quello di S. Francesco). Poi verrà raffigurato vecchio, coi capelli grigi, il volto solcato da rughe, un libro aperto tra le mani, con una fiamma sulla mano destra, o con un libro e il cuore fiammeggiante tra le mani.

APOLLO:

All' inizio nell'arte statuaria greca esiste un tipo maschile, nudo, rigido, che richiama le statue egizie e che viene chiamato "Apollo". Questo tipo "dedalico", dalla figura sull'"attenti", le braccia pendenti lungo i fianchi, la gamba sinistra portata in avanti, si trova in diversi centri asiatici e deriva dalla tradizione egizia, assimilata e trasformata dai Greci.. In esso la Grecia rappresenta il tipo che prediligeva, l'efebo, dalla completa nudità atletica, dal corpo reso agile e bello dall'esercizio ginnico. Sui vasi A. appare oltre che nel tipo nudo ed efebico, nel tipo maturo, barbato e vestito del lungo chitone e del mantello dei citaredi. Nel sec. V A. è fra gli dei preferiti, come modello di giovane dal luminoso intelletto in un corpo impeccabile per freschezza e vigoria; ed è rappresentato nudo, stante, col volto e lo sguardo benigno. Ha i capelli lunghi, ma non più sciolti sul petto e le spalle, ma stretti in trecce annodate sul capo. Ha nella mano destra una patera e nella sinistra un ramo d'olivo. E' comune, specie nel tipo vestito, la cetra impugnata nella destra. es. Apollo del Cortile del Belvedere, Musei Vaticani, Roma; es. Anonimo, Apollo del Belvedere.(copia da originale del IV sec. di Leochares?), Roma Musei Vaticani.L'apollo risponde perfettamente più alle inclinazioni classiciste del sei-settecento che a quelle dell'età di Pericle: imitato da Bernini, ma non da Michelangelo. Il modulo svelto ed elegante della figura, la leggerezza del suo passo, il prestigioso virtuosismo del modellato, che trapassa dalla liscia morbidezza della pelle al serpentino e chiaroscurato viluppo dei capelli rimandano all'invenzione di un grande maestro. es. PIETRO BENVENUTI, Apollo vincitore del serpente Pitone. Il dio della poesia è raffigurato secondo il tipo dell'Apollo del Belvedere che secondo Winckelmann rappresenta la bellezza ideale maschile. Il dio mostra le corone della vittoria, della poesia e della musica, mentre con un piede schiaccia il collo del serpente morto. Tiene al fianco la cetra, l'arco e la faretra e guarda verso sinistra, forse in basso ai piedi del monte Ida. Il fisico, la clamide, la nudità composta, i riccioli e lo stesso colore dei capelli che contrastano con lo sfondo cupo del'orrido vogliono dare il senso di armonia che promana dalla luce sulle tenebre.

APOSTOLO:

la rappresentazione degli apostoli fu particolarmente seguita nelle arti figurative., ma fino al III sec. d.C. tranne Pietro e Paolo, bene identificati nel tipo, le loro persone non si differenziano per caratteri individuali: tutti di tipo giovanile, con tunica e pallio clavato, senz'altro attributo, che talvolta addirittura manca, del rotulo. Nel IV sec. vengono spesso raffigurati allegoricamente come colombe o agnelli in processione. Nel VI sec., nei mosaici ravennati assumono caratteri individuali e la tipologia di alcuni di loro si fissa definitivamente anche grazie agli attributi che diventano specifici: Pietro ha le chiavi, Paolo la spada, S.Andrea la croce latina, Giacomo minore una clava, Bartolomeo un coltello, Giacomo maggiore la spada e il bastone del pellegrino, Giuda Iscariota, sempre nella tipologia torva del traditore.

ARES:

divinità greca della guerra. Impersona la forza distruttrice, la guerra per la guerra; il suo aspetto rivela la terribilità del suo carattere e ci viene sempre descritto munito di pesante armatura, di elmo a visiera e col cimiero minoico. Simbolo di Ares sono la lancia e la fiaccola, mentre gli animali a lui sacri sono il cane e l'avvoltoio.La sua figura non ha avuto particolare trattazione. Nelle pitture più antiche (pitture vascolari a figure nere) A. compare come un uomo adulto, barbato, tutto coperto da capo a piedi della pesante armatura degli opliti. Nel V sec. subisce un'"evoluzione": da uomo adulto, barbato, si trasforma in un giovane non però della freschezza efebica, ma già maturo, nel pieno possesso delle sue forze fisiche, imberbe o appena coperto da una breve peluria sulle guance; è di solito nudo, con elmo in capo, spada o lancia tra le mani. Sul fregio del Partenone è seduto con il tronco e le gambe nude e il chitone avvolto intorno ai fianchi e stringe tra le mani il ginocchio destro sollevato e ha vicino la lancia.Nello stesso tempo viene creato un altro tipo statuario: quello dell'Ares Borghese: il dio, completamente nudo, con il capo difeso dall'elmo attico che lascia uscire sulla fronte e la nuca ciocche di capelli, poggia sulla gamba sinistra e avanza un po' la destra; il braccio destro scende lungo il corpo, il sinistro è ripiegato all'altezza del tronco e sorregge la lancia.Nel IV sec. nasce il tipo dell'Ares Ludovisi, più malinconico e pensieroso. Il dio è seduto, con il ginocchio sinistro alzato tra le mani; nella destra ha ancora la spada, ma lo scudo è deposto a terra presso il sedile; il piccolo Eros gli scherza tra i piedi e ci dice la ragione della malinconia.

ARIANNA: mitica figlia fi minosse si innamora di Teseo e lo aiuta ad entrare ed uscire dal Labirinto (filo di Arianna). Abbandonata da questi su di un'isola deserta, dopo molte traversie vine accolta da Dioniso (o Bacco) e si unisce a lui, formando una coppia alla fine felice.

es.

Arianna di Waterhouse

ARTEMIDE:

dea della Caccia, della natura, della luna. Non esiste un tipo iconografico preciso. Le rappresentazioni figurate di A. rispecchiano la molteplicità della sua natura, concepita ora come vergine cacciatrice, ora protettrice della flora e della fauna e quindi della fecondità e dei parti e dei neonati, ora in relazione con l'oltretomba, spesso in compagnia di Apollo. Di conseguenza è inerme o armata di arco, faretra e di frecce, o di lancia o di ascia, o con una fiaccola o una patera in mano, o mentre suona la cetra o stringe un cucciolo al seno. Parimenti è vestita in modo grave, o indossa un breve chitone da cacciatrice o è recinta da una pelle ferina; ha sul capo il "polos" o il diadema o i riccioli sono trattenuti da bende o stretti nella cuffia.

 

ASCENSIONE:

salita di Cristo al cielo. I più antichi monumenti ci raffigurano il Cristo per lo più sbarbato, in atto di incedere su di un monte, porgendo la destra a Dio che appare nei cieli, mentre due discepoli, prostrati a terra assistono al miracolo. L'altra raffigurazione è quella del Cristo nei cieli in una mandorla sollevata dagli angeli: siede in trono benedicendo con la destra e mostrando con la sinistra il libro aperto, come apparirà nella seconda venuta; nella scena inferiore il collegio apostolico e la Vergine oranti. E' questo il tipo sviluppato dall'arte bizantina e passato nell'arte occidentale.

ASSUNZIONE di M.Vergine:

La scena è sconosciuta all'arte paleocristiana. L'arte bizantina preferì rappresentare nella Dormizione(v.) l'assunzione in cielo dell'anima della Madonna. Il Liber Pontificalis menziona doni di velari e palliotti figurati con tale scena già nei secoli VIII e IX. L'iconografia occidentale comunque ricreò il tema sviluppandolo dalla scena bizantina della Dormizione. L'Italia fino al '300 si attenne al tipo della Dormizione, ma è in quel secolo che lo complicò in quello dell'Assunzione, oppure presentando la Vergine seduta su un trono entro una mandorla e assunta in cielo dagli angeli, mentre gli apostoli, raccolti intorno al sarcofago scoperchiato e vuoto, assistono al miracolo.Nel Rinascimento la rappresentazione più usuale è quella che pone gli apostoli intorno al sarcofago e la Madonna in piedi su le nubi tra angeli musicanti e osannanti; altre volte presenta soltanto la Vergine circondata dagli angeli che l'assumono in cielo. Spesso all'Assunzione si innesta l'Incoronazione della Vergine e spesso questa è in atto di porgere la sua cintura a San Tommaso che sta in basso tra gli altri apostoli (Madonna della cintola dell'arte italiana del '200). Il Correggio nel duomo di Parma diede alla rappresentazione un'ampiezza monumentale utilizzando tutta la superficie della cupola e tale tipo ebbe grande favore specie nella decorazione delle cupola e delle volte delle chiese, pur continuando ad essere soggetto adatto alla pale d'altare.

ATENA:

nelle raffigurazioni più antiche la dea è rappresentata in piedi in attitudine di difesa e di attacco, il corpo con le gambe serrate come inguainate, con lo scudo imbracciato e la lancia minacciante (Palladio?). Contemporaneamente sorge un altro tipo iconografico in cui la dea è rappresentata seduta con gli attributi del palos, aighis e gorgoneion. In seguito il tipo dominante è quello detto promacos ,ossia quello della dea stante in piedi, nell'attitudine del combattimento. Altro tipo legato a questo è quello della dea armata e in piedi in atteggiamento di riposo e di dignità.

ATLANTE:

figura umana utilizzata come sostegno architettonico. Il tipo originario dell'atlante è una figura generalmente tutta nuda, ritta, con le gambe serrate e con le braccia sollevate e piegate ai gomiti ai lati della testa, come ad ampliare a guisa di capitello la superficie del supporto. Più tardi troviamo figure che reclinano il capo sotto il grave peso e sorreggono se stesse con le mani sui fianchi(sono di solito detti prigioni ). Più tardo è il terzo tipo, di una figura contratta e con le ginocchia fino la petto come schiacciato a reggere il particolare che lo sovrasta.

ATTEONE:figlio di Aristeo e di Autonoe, allevato da Chirone come valente cacciatore, avendo spiato diana e le sue compagne mentre si bagnavano nude in un laghetto, è mutato dalla dea in cervo e sbranato dai suoi stessi cani. é spesso oggetto di rappresentazione artistica. es.

Morte di Atteone di Tiziano

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