Battaglia di Dogali (278 gennaio 1887).

Dogali è il nome di un villaggio di capanne dell'Eritrea a circa 18 km ad O di Massaua. Presso il villaggio vi è un monte, il Poggio Dogali, che divenne famoso per il combattimento che vi svolse nel 1887.

L'azione ebbe luogo in seguito alla decisione degli Italiani, che avevano occupato Massaua, di allargare la propria zona di insediamento, occupando i territori che ad ovest portavano all'orlo dell'altopiano etiopico. Il negus protestò contro questa occupazione di territori e ordinò a ras Alula, suo luogotenente, di far sgombrare gli italiani da quelle zone. Il ras Alula, portatosi a Ghinda, 60 km ad O di Massua intimò al Gen. Genè di sgomberare Uaà e Zula. Il Generale Genè, comandante delle forze italiane, rispose che era pronto a respingere ogni attacco e occupò anche Saàti e dislocò a Moncullu una colonna di riserva ( 3 compagnie di fanteria, 2 mitragliere e 2 buluc di irregolari) agli ordini del Lt. Col. De Cristoforis.

Il 25 gennaio ras Alula attaccò il fortino di Saàti, presidiato da 2 compagnie di fanteria, 2 pezzi di artigliera e 300 indigeni al comando del Magg. Boretti, ma gli assalitori dopo 4 ore di combattimento si ritirarono con gravi perdite. L'indomani il Lt. Col. De Cristoforis mosse con la sua colonna da Moncullu a Saàti per scortare gli approviggionamenti al forte; ma presso l'altura di Dogàli venne attaccato di sorpresa dagli Abissini. Gli Italiani, di fronte all'urto della massa abissina, ripiegarono a scaglioni, combattendo, sul colle di Dogali. Lì, circondati da ogni parte, resistettero per ore, combattendo prima con i fucili e poi, esaurite le munizioni, con le baionette, finchè caddero tutti. Solo un'ottantina di uomini, feriti e abbandonati per morti dagli Abissini, vennero salvati da una colonna italiana di soccorso, giunta il giono seguente da Massaua. Gli Abissini, da parte loro, ebbero circa 1000 uomini tra morti e feriti.

( p.90/XIII cartina del combattimento di Dogali)

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